Si è rotto il patrimoniometro

La proposta di imposta patrimoniale sull’evasione del ministro Roberto Calderoli è l’ultimo arnese escogitato dai patrimonialisti, un movimento fiscale simmetrico e opposto al Tea Party, che ha come fissazione l’idea che si debba fare piangere i ricchi per fare bene all’economia o almeno per lenire l’insoddisfazione per il proprio status. In questo caso il tributo in questione non tasserebbe i patrimoni già colpiti, ma quelli che ancora non lo sono, mediante una sorta di “patrimoniometro” concepito (forse per caso) in analogia con il redditometro.
13 AGO 20
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La proposta di imposta patrimoniale sull’evasione del ministro Roberto Calderoli è l’ultimo arnese escogitato dai patrimonialisti, un movimento fiscale simmetrico e opposto al Tea Party, che ha come fissazione l’idea che si debba fare piangere i ricchi per fare bene all’economia o almeno per lenire l’insoddisfazione per il proprio status. In questo caso il tributo in questione non tasserebbe i patrimoni già colpiti, ma quelli che ancora non lo sono, mediante una sorta di “patrimoniometro” concepito (forse per caso) in analogia con il redditometro. Infatti per individuare i patrimoni non tassati, secondo Calderoli, si dovrebbe fare riferimento a un indicatore di patrimoni di consumo, costituito da imbarcazioni da diporto, seconde e terze case e altri beni per ora non identificati, per un totale eccedente i due milioni di euro. Se questo patrimoniometro di consumo supera i due milioni si deve supporre che le persone in questione abbiano un patrimonio produttivo per un multiplo e scatterà l’imposta sul patrimonio presunto non dichiarato.

Quali siano i parametri per stabilire
questo rapporto non è chiaro. E pertanto questo patrimoniometro corre il grave rischio di tassare ricchezze inesistenti, mentre non è detto che raggiunga quelle esistenti non dichiarate, in quanto non tutte le seconde e terze case e le imbarcazioni sono intestate ai loro proprietari. In definitiva resta da domandarsi perché il ministro per la Semplificazione normativa Calderoli, invece che inventare un nuovo tributo, non si applichi di più all’eliminazione delle migliaia di leggi di spesa vigenti, o ancora non proponga un rafforzamento del “redditometro”, che si basa su medie statistiche oggettive circa gli indici del tenore di vita. Esistono redditi tassati alla fonte a forfait, come quelli soggetti alla cedolare secca, ma la legge sul redditometro prevede che essi possano essere resi noti per dimostrare che il redditometro non ha identificato una evasione. Analogamente potrebbe stabilirsi per i redditi tenuti all’estero, lasciando così al soggetto la scelta se mantenere il segreto fiscale e accettare la tassazione con redditometro e le relative sovrattasse oppure rinunciare al segreto. Ma forse l’applicazione del redditometro in luogo del patrimoniometro non piace perché non contiene il messaggio simbolico in base al quale i ricchi, soprattutto se esibiscono la loro opulenza, debbono piangere.